La redazione del sito Recensione Libro.it intervista lo scrittore Antonio Porretti autore del libro “Scarti di pietra”
Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro “Scarti di pietra”, cosa diresti?
“Scarti di pietra” racchiude da un lato il senso della sconfitta dell’umanità di fronte a se stessa. È quasi un appello ad una coscienza spenta, assuefatta, dell’homo sapiens che si sta “evolvendo” rapidamente in homo demens. Il malessere individuale e collettivo, ormai diffuso, è anche frutto di una idolatria del denaro, causa prima dei disastri conclamati nei confronti di madre Natura e della probabile autoestinzione dell’intera umanità con l’insensato ricorso alle guerre sempre più tecnologiche per dirimere le controversie tra capi di nazioni, fino alla possibilità di evaporare tutti in un quarto d’ora qualora scoppiasse un conflitto atomico.
Per un altro verso, Scarti di pietra induce ad una introspezione e alla chance di intravedere un orizzonte di speranza per tutti, ma solo nella misura in cui l’attuale Sistema globale, fondato sul potere e sul dominio che produce scarti umani, assuma invece come criterio indispensabile di sussistenza, non la competizione e la prevaricazione ma la condivisione dei beni di questo piccolo e sperduto pianeta dell’universo.
Da dove nasce l’ispirazione che ti ha portato a raccontare di umanità, di emarginati, esclusi e fragili?
Nasce da lontano, da quando nel 1983 mi recai come volontario in Uganda per portare degli aiuti alimentari, insieme ad altri giovani di allora, alle popolazioni affamate del Karamoja. Sono trascorsi più di quarant’anni e la condizione di povertà e di ingiustizia sociale, non solo in Africa, ma anche qui da noi, in Occidente, nel Nord del mondo non è cambiata, anzi, è peggiorata. Ero a Roma qualche settimana fa e in metropolitana un uomo sulla cinquantina, con spiccato accento romano, letteralmente inginocchiato si trascinava lungo i vagoni e, a voce alta, piangendo, implorava qualche moneta ai passeggeri perché aveva perso il lavoro. Osservando la realtà degli ultimi l’ispirazione non manca.
Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole? Quale segno vorresti lasciare in loro?
La poesia non cambia il mondo, ma può cambiare il nostro mondo interiore. Va già bene se le mie parole producano un’emozione in chi le legge.
Cosa ti piace di più dei tuoi versi?
La musicalità e la ricchezza lessicale che spazia dall’uso di termini quotidiani a quelli più eruditi. Dati gli argomenti, volevo soprattutto dare un ritmo particolare all’intera raccolta. Rompendo gli schemi tradizionali, ho utilizzato varie metriche per enfatizzare un particolare momento emotivo o un pensiero, nonché metafore e similitudine per evocare immagini forti.
Avresti voluto aggiungere qualcosa al libro, quando lo hai letto dopo la pubblicazione?
Sì, forse potevo inserire altre poesie, ma quelle che ho scelto e che fanno parte di Scarti di pietra identificano un percorso interiore ben preciso.
Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire “Scarti di pietra”, quali useresti?
Intimo, emozionante, potente.
Perché credi si debbano leggere le tue poesie?
Perché penso possano aiutare a riflettere sulla precaria condizione umana partendo dalle fragilità di chi è ai margini della società, dal vissuto di chi è considerato uno scarto dal sistema economico neoliberista. Sono poesie, in fondo, che tentano di dare una voce a chi vive sulla propria carne il male di vivere e che esprimono in versi le contraddizioni della società borghese di cui siamo tutti protagonisti con ruoli diversi.
Quale libro hai letto quest’anno che ti ha maggiormente colpito e consiglieresti?
Il libro che ho letto recentemente e che mi ha colpito è “Gaza” di Gad Lerner. Lo consiglio perché racconta di una improbabile coesistenza del paradiso e dell’inferno a pochi chilometri di distanza.
Adesso è arrivato il momento di porti una domanda che nessuno ti ha mai fatto ma a cui avresti sempre voluto rispondere.
Se potessi scegliere, in quale epoca del passato avresti voluto vivere?
Duemila anni fa, ai tempi di Yehoshua ben Yosef, meglio conosciuto in Occidente come Gesù di Nazareth. È stato il più grande rivoluzionario della storia. Mostrò con le sue scelte antisistema la possibilità di realizzare una società alternativa per l’intera umanità. Ma i suoi amici non lo compresero e qualche anno più tardi costruirono una religione.
Per maggiori informazioni e acquisto libro: Amazon.
Per ascoltare alcuni brani del libro “Scarti di pietra”: Spotify.